Expo 2025 Osaka: Un Viaggio verso la vetrina effimera della Società 5.0
L'Expo 2025 di Osaka si propone come un viaggio verso una
società in cui vengono raggiunti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs)
delle Nazioni Unite. Il tema centrale è la Società 5.0 , definita come la
quinta fase evolutiva della società dopo quella dei cacciatori-raccoglitori,
agricola, industriale e dell'informazione. Una società super intelligente che
porta prosperità alle persone sfruttando al massimo le tecnologie
dell'informazione e della comunicazione (ICT), integrando il cyberspazio con lo
spazio fisico.
Questa visione è mediata
principalmente attraverso il sito web ufficiale dell'Expo, dove compare la
dicitura "powered by" a piè di pagina. Questo suggerisce un ruolo di
supporto o sponsorizzazione tecnologica, piuttosto che un credito di sviluppo
web tradizionale.e indica una società
giapponese chiamata 株式会社comipro (Comipro Co., Ltd.) coinvolta come fornitore
operativo per l'evento. Specializzata in analisi utente tramite intelligenza
artificiale e live streaming, Comipro rappresenta una tendenza crescente nel
settore della gestione di grandi eventi: l'impiego di fornitori tecnologici
altamente specializzati focalizzati su AI, analisi dati e sviluppo di
piattaforme specifiche.
L'importanza strategica che Expo 2025 attribuisce
all'utilizzo dei dati e alla comunicazione trasparente rende il ruolo di
Comipro significativo, anche se non direttamente legato al sito pubblico
principale. Questo riflette una tendenza più ampia verso la governance etica
dei dati nei grandi eventi.
Trasparenza e Governance: Un Confronto tra Expo 2015 Milano
e Expo 2025 Osaka
Le Esposizioni Universali sono vetrine globali di innovazione, ma anche complessi progetti pubblici che richiedono una gestione impeccabile per garantire fiducia e accountability. La trasparenza, è un pilastro essenziale per valutare l’efficacia, l’equità e l’impatto di eventi come Expo 2015 Milano e Expo 2025 Osaka. Confrontare i due casi rivela similitudini e differenze significative, con implicazioni per il futuro di queste iniziative. La ricerca di trasparenza è un tema cruciale per interrogarci sul futuro. Per comprendere meglio il contesto. Tuttavia, i risultati sono stati deludenti.
L’Expo 2015 di Milano, con il tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, avrebbe dovuto rappresentare un momento di riscatto per Milano, attirando circa 22 milioni di visitatori. Tuttavia, la sua governance è stata segnata da alti e bassi. L’Italia ha cercato di rispondere alle critiche storiche di opacità nei grandi eventi adottando misure specifiche. È stata creata l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), che ha monitorato gli appalti di Expo 2015 attraverso un protocollo di vigilanza collaborativa. ANAC ha pubblicato rapporti dettagliati su procedure di gara, contratti e misure anticorruzione, come il “Piano di Vigilanza” per prevenire infiltrazioni mafiose e corruzione. La difficoltà nel trovare dettagli sullo sviluppo del sito web riflette una tendenza più ampia: i servizi digitali, pur cruciali per la comunicazione e l’immagine dell’evento, sono spesso gestiti attraverso contratti secondari, meno documentati pubblicamente. Questo può derivare da una mancanza di standardizzazione nella rendicontazione o da una priorità data ad altre aree, ma limita il controllo pubblico e lascia spazio a speculazioni.
I rapporti di ANAC per i quali necessita sottolineare il fatto che rischia di essere fuorviante. Il “Piano di Vigilanza” e i documenti prodotti erano un passo avanti rispetto al passato, ma non hanno raggiunto una trasparenza effettiva per il pubblico. La loro complessità, la scarsa accessibilità e l’assenza di informazioni su aspetti operativi chiave (come il sito web) hanno limitato la capacità dei cittadini di esercitare un controllo reale. Questo riflette un problema più ampio: in Italia, la trasparenza è spesso formale, non sostanziale, e resta intrappolata in tecnicismi che non raggiungono chi dovrebbe beneficiarne di più. La difficoltà nell'accedere a informazioni operative chiave, anche in progetti di così alto profilo internazionale, limita la capacità di controllo pubblico e può alimentare la percezione di una "parte burocratica dominante occulta" che opera al di fuori della piena visibilità.
Per Expo 2025 Osaka, il problema si ripresenta in forma diversa: anche lì, dettagli come lo sviluppo del sito web sono introvabili, suggerendo che la trasparenza digitale rimane una sfida globale. Migliorare significherebbe non solo pubblicare dati, ma renderli chiari, intuitivi e completi, trasformando la governance in un processo davvero aperto.
La mancanza di trasparenza riguardo allo sviluppo dei siti web principali di Expo 2015 e Expo 2025 evidenzia una tendenza preoccupante. Quando non è chiaro chi sono i fornitori per servizi fondamentali come l'infrastruttura digitale, diventa difficile per i cittadini, i media o i ricercatori valutare l'efficienza della spesa, identificare potenziali conflitti di interesse o comprendere appieno la filiera decisionale e operativa dietro questi grandi eventi. Anche se questa opacità non è necessariamente intenzionale, contribuisce a mantenere zone d'ombra nella gestione della cosa pubblica. Migliorare la trasparenza in questi ambiti sarebbe un passo fondamentale per garantire che le Esposizioni Universali siano davvero motori di cambiamento reale e non solo vetrine effimere.
L’arco voltaico a Parigi 1900 era un faro di progresso, ma
la sua luce non raggiungeva gli angoli nascosti di appalti e speculazioni. Allo
stesso modo, i rapporti dell’ANAC per Expo 2015 illuminavano solo in parte la
gestione, lasciando al buio dettagli cruciali. Questo parallelo storico ci
insegna che la trasparenza non è solo una questione di dati, ma di
accessibilità e fiducia. Oggi, mentre Osaka 2025 brilla con promesse
futuristiche, il rischio di ripetere gli errori del passato rimane, a meno che
non si dia priorità a una governance davvero aperta.
-mm-
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