Che tempi, questi tempi!
A seconda della propria prospettiva, la giornata si apre sul
meglio e sul peggio. Menestrelli e saltimbanchi declamano visioni opposte,
cercando di irretire lo sprovveduto viaggiatore, di indicargli la strada e
chiedergli una tassa – una guida tanto inaffidabile quanto seducente. Media,
influencer e leader politici diffondono narrazioni contrastanti per conquistare
seguaci: figure che intrattengono, ma che spesso manipolano o distorcono la
verità. Chi segue queste guide paga un prezzo – economico, morale o intellettuale.
In un immaginario filo di Arianna si dipana la "Trump
cura", un’idea che polarizza tutto. I tempi attuali, caotici, confusi e
segnati da tensioni, sono momenti necessari per riflettere sulle contraddizioni
del presente. Diventano una metafora per criticare l’ossessione per la
ricchezza materiale o per quelle soluzioni apparentemente magiche che
promettono tutto, ma lasciano poco.
Anche l’oro, psicologicamente imposto come bene rifugio,
rivela la sua mendacità nella favola di Re Mida. Conta chi pesa di più correndo
verso il fiume Pattolo, ma il tocco dorato del re, pur seducente, inganna: la
vera ricchezza, il vero valore, non si trovano in soluzioni immediate né in
apparenze luccicanti. La società moderna corre verso scorciatoie, verso
risposte facili a problemi complessi. Eppure, la vera saggezza e il valore
autentico richiedono tempo, impegno e una comprensione profonda, non l’affidarsi
a illusioni superficiali.
La pausa diventa il momento in cui si sceglie di non correre
verso il fiume, né per accumulare né per purificarsi, ma di guardare oltre,
verso una comprensione più limpida. È il movimento stesso del filo di Arianna:
non solo uscire dal labirinto, ma capirlo mentre lo si attraversa, fino ad
approdare a quella saggezza che nasce dalla profondità.
Le dogane, nel mondo di oggi, sono un simbolo perfetto di
questo caos: un groviglio di regole, tariffe e interessi particolari che,
anziché favorire un commercio equo e accessibile, lo soffocano o lo piegano al
vantaggio di poche élite. Le lobby – economiche, politiche o burocratiche – si
muovono come menestrelli e saltimbanchi, tessendo narrazioni che giustificano
barriere e tasse, spacciandole per necessarie o protettive. Intanto, il
viaggiatore sprovveduto – cittadino, piccolo imprenditore, consumatore – ne
paga il prezzo, economico e non solo.
La vera cura non può essere un ritorno al passato né
un’ennesima promessa luccicante. Deve essere una rottura con il presente:
rendere il commercio più accessibile, liberandolo dal giogo di caste che lo
controllano per tornaconto personale. L’oro delle dogane – tasse, privilegi,
potere accumulato da chi le gestisce – immobilizza il sistema, trasformando
un’opportunità, il commercio globale, in una maledizione per molti. Smontare
questa struttura corrotta e opaca richiede una riforma profonda. La pausa è il momento
in cui si comprende che correre verso il fiume non basta: serve una cura che
sciolga il tocco dorato, che dissolva gli interessi personali e apra la strada
a un flusso più equo. Nel mio immaginario, questa cura necessaria è una
trasformazione radicale: un alleggerimento delle catene burocratiche e
lobbistiche che tengono il commercio in ostaggio, un passo verso
un’accessibilità che non si limiti a rattoppare, cambi tutto che non è mai un
concetto statico. Si evolve con la società, adattandosi a nuove sfide e nuove
sensibilità. Le ambiguità non sono un limite insormontabile.
Una delle tante opinioni.
-mm-
Nessun commento:
Posta un commento