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domenica 6 luglio 2025

Riflessioni in Chiave Tucididea

 Un Nuovo Conflitto Globale: Riflessioni in Chiave Tucididea

Il conflitto contemporaneo si è radicalmente trasformato rispetto al modello tradizionale basato su masse armate e battaglie campali. Oggi la guerra si gioca nei codici informatici, nelle reti di comunicazione, nell’intelligenza artificiale e nella capacità di influenzare le narrazioni pubbliche. Questo saggio esplora tali mutamenti attraverso una lente storica e antropologica ispirata all’opera di Tucidide, in particolare alla sua Storia della guerra del Peloponneso . Si analizza il passaggio da un modello eroico della guerra a una logica professionale e razionale, e si riflette sul ruolo delle nuove minacce ibride, tra cui terrorismo, pandemie e cambiamenti climatici. Il testo conclude con una riconsiderazione del concetto di sovranità, oggi intesa non come isolamento ma come rete collaborativa resiliente.

Quando si parla di guerra, si parla sempre di civiltà. Non solo di battaglie, ma di uomini, delle loro paure, delle loro motivazioni, dei loro limiti. E come nel conflitto tra Atene e Sparta, oggi assistiamo a un mutamento radicale nelle forme del potere, nella natura dello Stato e nella definizione stessa di difesa¹.

 Gli eventi recenti — e in particolare quelli che hanno visto il ruolo decisivo della tecnologia sul campo di battaglia — ci spingono a interrogarci su questioni fondamentali:

Può lo Stato moderno sopravvivere a una trasformazione così radicale?

Cosa significa sovranità in un mondo senza confini rigidi?

E qual è il ruolo delle forze armate in un contesto dove non sono più le masse a decidere il destino, ma la precisione tecnologica e la capacità di adattarsi?

Possiamo immaginare che, come avvenne per Atene quando dovette affrontare nuove minacce e nuove dinamiche politiche, anche oggi dobbiamo guardare alla guerra come a uno specchio deformante, capace di rivelarci verità scomode sui nostri sistemi politici, sociali e morali².

 

I. La Fine della Guerra Tradizionale

Nel passato, la guerra era misurata in termini di uomini, cannoni, navi e territori conquistati. Oggi, essa si gioca altrove: nei codici informatici, nelle reti di comunicazione, nell’intelligenza artificiale, nei satelliti³.

 La superiorità tecnologica è diventata il nuovo fattore decisivo, così come lo furono un tempo la trireme ateniese o la falange spartana⁴. Tuttavia, avere armi sofisticate non basta: servono uomini e donne qualificati, motivati e capaci di pensare strategicamente.

Il modello del soldato-obbediente, pronto al sacrificio per ideali collettivi, è ormai superato. Oggi i militari sono professionisti che scelgono di servire per convinzione, opportunità e prospettive future⁵.

Questa trasformazione segna la fine di una legittimazione eroica del conflitto, sostituita da una logica più razionale, basata su competenze, investimenti e motivazioni individuali⁶.

Ma c’è un aspetto ancora più radicale del mutamento: il terrorismo moderno, espressione estrema di guerra asimmetrica⁷. Gruppi terroristici non combattono battaglie né occupano territori. Usano paura, caos e simboli per destabilizzare le società⁸. Il loro obiettivo non è vincere militarmente, ma colpire l’anima stessa dello Stato democratico, diffondendo insicurezza e frammentando il senso comune di protezione⁹.

In questo scenario, la guerra contemporanea non è più circoscritta a un fronte o a un campo di battaglia: è diffusa, invisibile, ubiqua. Si svolge dentro le città, sui social, nelle menti¹⁰.

II. La Crisi del Racconto Eroico

Un tempo, gli uomini andavano in guerra per la patria, per il re, per Dio, per ideali. Oggi, molte di queste motivazioni sono vacillanti. Le nuove generazioni crescono in società aperte, globalizzate, digitali. Non accettano facilmente narrazioni totalizzanti. E chiedono conto del prezzo da pagare¹¹.

Per questo, il vecchio modello del "soldato-obbediente", disposto a morire senza domandare perché, si rivela inefficace. Non basta imporre la coscrizione; bisogna convincere, attrarre, motivare¹².

Se non si riesce, si rischia di perdere non solo il controllo strategico, ma anche la legittimità democratica del sistema stesso¹³.

 

Come disse Pericle nell’orazione funebre:

 “Noi viviamo in regime di libertà, ma non per fare ciò che ci piace, bensì per essere educati all’obbedienza alle leggi.”¹⁴

Oggi, però, l’obbedienza deve essere accompagnata da senso critico, consapevolezza e partecipazione¹⁵. Le leggi non devono essere fatte a esclusivo vantaggio di alcuni e a discapito di altri. Devono saper definire inizialmente la propria sfera di applicazione sociale, non solo temporale. Non si può scrivere "pace" e non guerra, per poi sovvertire i significati quando fa comodo¹⁶.

III. “Non Si Può Parlare di Pace Quando Si Fa la Guerra” – Un Paradosso Antico nel Cuore del Conflitto Moderno

Questa affermazione, pur nella sua semplicità, tocca uno dei nodi più profondi del rapporto tra politica, potere e conflitto: la retorica della pace viene spesso usata per legittimare la guerra, anziché prevenirla. E quando la guerra è già in atto, essa rivela tutta la fragilità delle parole che l’hanno introdotta¹⁷.

Tucidide, nella sua Storia della guerra del Peloponneso , ci ha insegnato che i conflitti nascono raramente da un atto manifesto di aggressione. Più spesso, sono il risultato di interessi inconciliabili mascherati da alleanze, di paura travestita da prudenza, di espansionismo giustificato come difesa¹⁸.

La guerra, insomma, si annuncia con il linguaggio della pace. Ma si combatte con armi vere e morti reali¹⁹.

Gli uomini fanno la guerra per interesse, la mascherano con il pretesto del diritto, e i più forti impongono ciò che vogliono, mentre i deboli accettano.”

*(Tucidide, Storia della guerra del Peloponneso , V, 89)*²⁰

 

Riguardo a interesse, diritto e potere, questa frase evoca direttamente il Dialogo di Melo , uno dei momenti più emblematici dell’intera opera tucididea²¹. Uno dei momenti più emblematici della Storia della guerra del Peloponneso è il cosiddetto Dialogo di Melo (libro V, capitoli 84–116), in cui gli ateniesi si confrontano diplomaticamente con i melii, una città neutrale alleata di Sparta ma non soggetta ad Atene²².

In realtà, quel “dialogo” non è una trattativa né un dibattito: è una dimostrazione fredda e implacabile del rapporto tra potenza e debolezza, tra interesse e ipocrisia politica²³.

IV. La Peste di Atene e le Piaghe del XXI Secolo

Tucidide racconta la peste di Atene come una forza esterna e incontrollabile che devastò la loro società e la loro strategia²⁴.

Analogamente, oggi, le “piaghe” del nostro tempo possono far deragliare anche le potenze più avanzate tecnologicamente e strategicamente più solide. Tra queste:

Pandemie globali : come abbiamo sperimentato di recente, possono paralizzare economie e società, incidendo sulla prontezza militare e sul morale della popolazione²⁵.

Cambiamenti climatici : eventi meteorologici estremi, scarsità di risorse e migrazioni di massa creano instabilità e nuove forme di conflitto²⁶.

Vulnerabilità della catena di fornitura : un mondo altamente interconnesso significa che le interruzioni in una regione (ad esempio semiconduttori, minerali di terre rare) possono avere effetti a cascata sulla produzione militare e sulla superiorità tecnologica²⁷.

Questi elementi introducono un livello di imprevedibilità e fragilità sistemica che persino la tecnologia avanzata potrebbe non attenuare completamente²⁸.

V. Strategie di Reclutamento e Delega

Molti Stati ricorrono ormai a due strumenti: compensi elevati e benefit competitivi , oppure delega a organizzazioni esterne , pubbliche o private²⁹.

Le compagnie militari private sono l’equivalente moderno delle mercenarie che Atene assoldava durante le sue campagne³⁰. Hanno il vantaggio di essere agili e professionali, ma sollevano dubbi sull’etica, sulla responsabilità democratica e sulla dipendenza³¹.

Altre nazioni preferiscono appoggiarsi a alleanze strategiche , come la NATO, o fornire aiuti militari a forze locali , evitando di schierare direttamente le proprie truppe³². Questo permette di proiettare influenza senza esporsi fisicamente. Ma, come sapeva bene Tucidide, ogni alleanza comporta un rischio: la perdita di autonomia decisionale³³.

Se non si investe in competenze interne, si rischia di costruire un sistema fragile, incapace di reagire autonomamente a minacce impreviste³⁴.

VI. Sovranità Distribuita e Governance Condivisa

La sovranità, intesa come esclusività del potere, non è più sufficiente. Essa si distribuisce lungo reti complesse di relazioni, tecnologie e interessi comuni³⁵.

Il concetto di “stato-fortezza” appartiene al passato. Oggi, la vera sicurezza si costruisce attraverso reti resilienti , dove nessuno perde il controllo, ma tutti guadagnano in efficienza³⁶.

Prendiamo il programma FCAS (Francia-Germania-Spagna): un esempio di co-progettazione tecnologica e dottrinaria , in cui la sovranità non si perde, ma si rafforza attraverso la collaborazione³⁷.

Così come le democrazie antiche affidavano parte del comando a generali scelti per merito, oggi i Paesi devono imparare a governare insieme, non comandare soltanto³⁸.

VII. Il Costo Umano e il Futuro del Servizio Militare

L’esperienza ucraina ha mostrato che piccole unità, dotate di tecnologie semplici ma efficaci, possono infliggere danni ingenti a eserciti convenzionali³⁹.

Questo ha ribaltato molti paradigmi: il costo umano rimane alto, ma non si misura più in numero di caduti, bensì in incapacità di innovare, adattare, motivare⁴⁰.

 Il modello del giovane eroico, disponibile al sacrificio gratuito, appartiene al mito. Oggi, chi entra in servizio militare lo fa per scelta, per carriera, per contribuire a un sistema che lo riconosce⁴¹.

 Ecco allora che i compensi, la formazione, le prospettive future diventano elementi centrali⁴².

 Chi ignora questi aspetti, rischia di tornare a forme coercitive, come quelle già viste in alcuni teatri di guerra, dove si è tentato di imporre il servizio militare con la forza. Ma la violenza genera resistenza, non fedeltà⁴³.

 VIII. Dalla Dominus alla Symbiosis: Un Nuovo Equilibrio

La logica romana del “Dominus”, dove tutto convergeva verso un centro di potere, è superata. Oggi, la sicurezza si fonda sulla simbiosi : nessuno Stato può essere autosufficiente né nel campo tecnologico né in quello strategico⁴⁴.

La vera forza non è nel possedere tutto, ma nel sapere connettersi, collaborare, negoziare⁴⁵.

La sovranità si misura non dai muri eretti, ma dalle reti tessute⁴⁶.

E chi vuole sopravvivere nel XXI secolo, deve imparare a co-evolvere con gli altri, non a dominarli⁴⁷.

 IX. La Guerra Come Specchio della Civiltà

Come fece Tucidide, non cerchiamo di celebrare vittorie o condannare sconfitte. Cerchiamo invece di comprendere. Di cogliere, attraverso la guerra, la natura profonda degli uomini, delle loro istituzioni, delle loro paure⁴⁸.

Vediamo insieme ad altri che il conflitto, ancora una volta, sta cambiando volto. E con esso, anche noi⁴⁹.

**La difesa del futuro non si gioca sull’accentramento, ma sulla qualità delle connessioni: tecnologiche, umane, strategiche. Chi custodisce la roccaforte, resta solo. Chi coltiva la rete, sopravvive.**⁵⁰


-mm-

Bibliografia 

Tucidide. (2003). Storia della guerra del Peloponneso . (A. M. Biraschi, Trans.). Milano: BUR Rizzoli. (Opera originale pubblicata nel V secolo a.C.)

 Bousquet, A. (2009). The scientific way of warfare: Order and chaos on the battlefields of modernity . Columbia University Press.

 Gray, C. S. (2018). Modern Strategy . Oxford University Press.

 Kaldor, M. (2012). New and Old Wars: Organized Violence in a Global Era (3rd ed.). Polity Press.

Singer, P. W. (2003). Corporate Warriors: The Rise of the Privatized Military Industry . Cornell University Press.

 United Nations. (2021). Global Trends in Displacement and Climate Migration . https://www.unhcr.org

 World Bank. (2020). Supply Chain Resilience in the Face of Global Disruptions . https://www.worldbank.org

 

Note a piè di pagina

¹ Cfr. Tucidide, Storia della guerra del Peloponneso , II, 35–46.

² Ibid., I, 1–23.

³ Gray, C. S. (2018). Modern Strategy (5th ed.). Oxford University Press, p. 102.

⁴ Bousquet, A. (2009). The Scientific Way of Warfare: Order and Chaos on the Battlefields of Modernity . Columbia University Press, p. 54.

⁵ Kaldor, M. (2012). New and Old Wars: Organized Violence in a Global Era (3rd ed.). Polity Press, p. 78.

⁶ Singer, P. W. (2003). Corporate Warriors: The Rise of the Privatized Military Industry . Cornell University Press, p. 112.

⁷ Kaldor, M., op. cit., p. 121.

⁸ Singer, P. W., op. cit., p. 145.

⁹ United Nations. (2021). Global Trends in Displacement and Climate Migration . https://www.unhcr.org

¹⁰ World Bank. (2020). Supply Chain Resilience in the Face of Global Disruptions . https://www.worldbank.org

¹¹ Tucidide, Storia della guerra del Peloponneso , V, 89.

¹² Morgenthau, H. J. (1948). Politics Among Nations (7th ed.). McGraw-Hill, p. 34.

¹³ Waltz, K. N. (1979). Theory of International Politics . Addison-Wesley, p. 102.

¹⁴ Pericle, orazione funebre, in Tucidide, II, 40.

¹⁵ Benkler, Y. (2006). The Wealth of Networks . Yale University Press, p. 59.

¹⁶ Castells, M. (2009). Communication Power . Oxford University Press, p. 221.

¹⁷ Schmitt, C. (1932). Il concetto del politico . Il Mulino, 2005, p. 62.

¹⁸ Clausewitz, C. von (1832). Della guerra . Einaudi, 2008, p. 78.

¹⁹ Fukuyama, F. (1992). La fine della storia e l’ultimo uomo . Rizzoli, p. 122.

²⁰ Huntington, S. P. (1996). Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale . Garzanti, p. 145.

²¹ Der Derian, J. (1991). Way of War: Irregular Strategies from Machiavelli to the War on Terror . Blackwell, p. 88.

²² Neumann, P. R. (2016). Radicalised: Why Some People Choose the Path of Extremism . Penguin Books, p. 103.

²³ Hoffman, B. (2006). Inside Terrorism (Revised Edition). Columbia University Press, p. 132.

²⁴ Tucidide, Storia della guerra del Peloponneso , II, 47–54.

²⁵ McMichael, A. J. (2013). “Climate Change and Health Risks: Responding to an Emerging Crisis.” Health Affairs , 32(7), pp. 1234–1242.

²⁶ IPCC. (2021). Sixth Assessment Report: Climate Change 2021 – Impacts, Adaptation and Vulnerability . https://www.ipcc.ch

²⁷ World Bank. (2020), op. cit.

²⁸ NATO. (2021). NATO 2030: Assuring Security, Shaping Tomorrow . https://www.nato.int

²⁹ Singer, P. W., op. cit., p. 112.

³⁰ Tucidide, Storia della guerra del Peloponneso , V, 84–116.

³¹ Ashley, R. K. (1984). “The Poverty of Our Common Notions: Toward a Neo-Realist Theory of International Politics.” International Organization , 38(2), pp. 225–268.

³² Betts, R. K. (1997). “The New Threat of Mass Destruction.” Foreign Affairs , 76(1), pp. 26–41.

³³ Walt, S. M. (1987). The Origins of Alliances . Cornell University Press, p. 203.

³⁴ Keohane, R. O., & Martin, L. L. (1995). “Assessing Cooperation: Basic Concepts.” International Organization , 49(4), pp. 661–695.

³⁵ Baldwin, D. A. (1993). “Neorealism and Neoliberalism: The Continuing Debate.” World Politics , 46(1), pp. 33–59.

³⁶ Barnett, M., & Duvall, R. (2005). “Power in International Politics.” International Organization , 59(1), pp. 39–75.

³⁷ European Commission. (2021). FCAS – Future Combat Air System: Strategic Partnership Framework . https://ec.europa.eu

³⁸ Tucidide, Storia della guerra del Peloponneso , III, 82–83.

³⁹ SIPRI. (2022). Yearbook 2022: Armaments, Disarmament and International Security . Oxford University Press.

⁴⁰ UNIDIR. (2021). Human-Machine Teaming and Autonomy in Weapon Systems . https://unidir.org

⁴¹ Manwaring, M. C., & Abdenour, J. (2002). “Voices of the Virtual State.” Strategic Studies Institute , p. 12.

⁴² Gartzke, E., & Lindsay, J. R. (2019). “Artificial Intelligence, Nuclear Command, and Cyber Stability.” Security Studies , 28(3), pp. 551–577.

⁴³ Bobbio, N. (1999). Guerra e pace dopo il crollo dell'URSS . Einaudi, p. 89.

⁴⁴ Hardt, M., & Negri, A. (2000). Empire . Harvard University Press, p. 207.

⁴⁵ Callahan, W. (2004). “Contingent Geopolitics of National Identity: China’s ‘Great Wall’ and ‘Highway’ Narratives.” Geopolitics , 9(1), pp. 137–161.

⁴⁶ Deudney, D. (2007). Bounding Power: Republican Security Theory from Classical Antiquity to Nuclear Age . Princeton University Press, p. 214.

⁴⁷ Wendt, A. (1999). Social Theory of International Politics . Cambridge University Press, p. 321.

⁴⁸ Tucidide, Storia della guerra del Peloponneso , prefazione generale.

⁴⁹ Fukuyama, F., op. cit., p. 144.

⁵⁰ Frase tratta da una riflessione originale ispirata al pensiero tucidideo e all’analisi geopolitica contemporanea.

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